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Mazara durante il Medioevo
Del periodo che va dal IV al IX secolo nessuna
notizia ci è pervenuta che riguarda Mazara. Si ebbero notizie di
devastazioni e saccheggi durante le invasioni barbariche, soprattutto
dei Vandali, che certamente arrestarono la vita della città nascente. Si pensa che poi, un importante sviluppo sia
avvenuto durante il dominio bizantino, perché dopo la conquista della
Sicilia si ebbe un periodo di pace con l’imperatore Giustiniano. Del
periodo bizantino sono state trovate collane, monete d’oro e due
elefantini di marmo che una volta sostenevano una grande vasca in Piazza
della Repubblica, poi si trovavano nel museo archeologico nel Centro
Polivalente di Cultura.
Mazara sotto gli Arabi
Il 16 giugno dell’827, con un esercito di 10.000
fanti e 700 cavalli su 100 barche, gli Arabi sbarcarono a Mazara,
guidati dal cadì Ased ibn al Furàt, provenienti da Susa, piccolo porto
dell’Africa settentrionale. Bruciate le navi per non fare più ritorno in Africa,
i Saraceni combatterono le forze bizantine presso Capo Granitola,
riuscendo vittoriosi. Lasciata una guarnigione a Mazara, Ased mosse alla
volta di Siracusa, capitale allora dell’isola. Conquistata tutta la Sicilia, i Musulmani vi
dominarono per circa due secoli e mezzo, durante i quali Mazara fu
Capovalle e l’isola godette di un lungo periodo di floridezza e di
progresso. Il porto-canale di Mazara era punto di approdo e di
rifugio delle navi provenienti dalla vicina costa africana e uno dei
principali centri commerciali del Mediterraneo per la ricchezza delle
merci prodotte dalle locali industrie del sale, dello zucchero, del
tonno, della seta, etc. Distrussero i vigneti, poiché il vino era proibito
dalla loro religione; in compenso portarono gli aranci, il cotone, il
gelso, lo zucchero, il riso, le albicocche, il gelsomino e la carta; ma
soprattutto portarono nel mondo occidentale l’uso delle cifre arabe e
dello zero. Lo scrittore arabo Eldrisi chiamò Mazara “Splendida
ed eccelsa città”; scriveva anche di Mazara “ha mura alte, sontuosi
palagi, vie larghe, mercati zeppi di merci, orti e giardini. Scorre ai
piedi delle sue mura il fiume chiamato Mazzaro, nel quale caricano le
navi e svernano le barche”. Si resta sorpresi come nessun segno si conservi più
nella nostra città delle moschee, dei castelli, delle alte mura e degli
eleganti edifici. Solo una lapide, un cippo e due vasi ricordano ancora
quella grande civiltà. La lapide con iscrizioni a rilievo si trova nella
biblioteca Fardelliana di Trapani, il cippo, un tempo, era posseduto
dalla famiglia Burgio; dei due vasi di terracotta smaltata alti più di
un metro: uno è conservato nel museo di Palermo e l’altro fu venduto a
stranieri. Testimonianza tangibile della cultura islamica a
Mazara è la tipologia urbana di alcuni quartieri posti a nord e a
nord-ovest dell’antico quadrilatero, il centro storico con la sua
“Casbah” fatta di viuzze, stretti vicoli e cortili pittoreschi.
Mazara sotto i Normanni
Nel 1072 alla dominazione araba successe quella
normanna. Il conte Ruggero, figlio di Tancredi di Altavilla, con una
serie di spedizioni conquistò tutta l’isola, liberandola dai Musulmani.
Conquistata anche Mazara, che cinse le mura nel 1073, costruì un
castello per difenderla dagli attacchi musulmani nel 1075. Mazara fu presa d’assalto dai Saraceni, venuti dalla
costa africana con 150 navi e guidati dal nipote del re di Tunisi. Il
presidio del castello resistette valorosamente per 8 giorni, il conte
Ruggero, saputo del pericolo, accorse di notte di nascosto. All’alba i
Normanni combatterono un’aspra battaglia nella piazza davanti al
castello, vasta e paludosa. I Musulmani furono costretti a ritirarsi; molti
furono presi prigionieri, tra cui il nipote del re.
Mokarta era il nome del condottiero dei
Musulmani.
Il conte Ruggero, nel luogo dove gli arrise la vittoria, fece costruire
una magnifica cattedrale dedicata per voto a Cristo Salvatore (oggi
Basilica Cattedrale SS. Salvatore).
Documenti
Un canto popolare ricorda la conquista del conte
Ruggero:
“Sugnu risortu a farivi sintiri
A soccu fici lu conti Ruggeri
Amurusu di Cristu e di la fidi,
unitu a quattrucentu cavaleri.
Cci era a Mazara tanti Saracini,
Muàrta sulu arzàva li banneri.
Cci fu na guerra, sintistivu diri:
Persi Muàrta e cu vinciu? Ruggeri.”
Il conte Ruggero cinse Mazara di spesse mura. Essa
fu soggiorno di re, regine e rincipi. Nel 1092 divenne sede di un
vescovado, cui fu assegnato un vastissimo territorio con città,
castelli, villaggi e molti feudi.
Della cattedrale normanna si ammirano ancora oggi:
la grande abside, i muri con fasce rientranti ed archi ogivali
trasformata poi alla fine del secolo XVII in tempio secentesco, con
ricche decorazioni plastiche e pittoriche; vi si conservano ed ammirano
varie opere d’arte, fra le quali il famoso gruppo del Gagini (sei statue
di marmo bianco), rappresentante la “Trasfigurazione di Gesù sul monte
Tabor”.
Nel 1097 Mazara ospitò il
primo Parlamento normanno
in Sicilia, dove il conte Ruggero tenne un’importante riunione di tutti
i feudatari e di tutti i vescovi di Sicilia per regolare la legislazione
dell’isola.
Mazara continuò ad essere capo-valle del Val di
Mazara ed il suo castello ospitò anche i successori di Ruggero.
Origine dello stemma di Mazara
Lo stemma di Mazara risale all’epoca Normanna. Vi
sono riprodotte le tre principali opere compiute dal Conte Ruggero: le
mura, il castello, il tempio. Lo stemma è diviso in due parti: la parte inferiore
è occupata da una muraglia con una porta nel mezzo, attraversata da una
fascia gialla, distintivo delle città demaniali; la parte superiore
contiene l’immagine del “Salvatore”, primo patrono della città, tra il
vecchio campanile della basilica normanna e il castello.
Mazara sotto altre dominazioni
Alla dominazione normanna seguì quella sveva,
angioina e aragonese.
Durante la dominazione sveva Mazara partecipò
al movimento spirituale suscitato da San Francesco. Angelo Tancredi
fondò un convento di francescani. Degli Angioini si ricordano le incursioni fatte
nelle campagne di Mazara; la Sicilia fu ceduta dal papa al re Carlo I
d’Angiò. Il 30 agosto 1282 gli Aragonesi guidati dal
re Pietro di Aragona sbarcarono a Trapani. Mazara, con altre
città parteggiò per gli Aragonesi. Mazara divenne provincia e un suo
cittadino Ugo Talach fu eletto giustiziere. L’8 maggio 1318 nacque a Mazara il figlio del re
Federico II d’Aragona e della regina Eleonora, Ruggero, che fu
battezzato solennemente nella Cattedrale. In quell’occasione la città
ebbe concessa la “Fiera Franca” di 30 giorni. Con i successori di Federico II di Aragona ebbe
inizio per la Sicilia un periodo di decadenza del potere regio segnato
da continue lotte (dal XV al XVIII). Anche per Mazara ebbe inizio così
un lento ma inesorabile declino economico e politico, che continuò anche
quando la Sicilia passò sotto il dominio spagnolo dei Borboni. Il possesso dei territori era nelle mani del clero
numeroso e potente e della nobiltà; le attività commerciali erano
scomparse; i braccianti, gli artigiani, i bottegai, i pescatori e tutto
il ceto plebeo vivevano in condizioni di povertà e di miseria. La
miseria e la fame spingono le persone ad arrangiarsi e nelle campagne si
diffondeva il brigantaggio: i malfattori si organizzavano in bande per
compiere furti e delitti di ogni genere mentre scoppiavano ovunque
tumulti popolari, anche la situazione economica di Mazara non era
florida; nel 1817, infine, furono aboliti i tre storici valli della
Sicilia (Mazara, Noto, Demone) e Mazara si vide anche tolto il primato
giuridico – amministrativo sulla Sicilia occidentale.
Tuttavia nei secoli della decadenza economica si
vide a Mazara una fioritura della cultura e delle arti: alcune chiese
furono arricchite di preziose opere d’arte, alcune chiese vennero
ristrutturate e altre nuove furono ricostruite.
Dal risorgimento ai nostri giorni
Le insurrezioni (moti) nel
1820, del 1848, del 1860
scoppiati a Palermo per chiedere l’indipendenza dell’isola, ebbero
risonanza anche a Mazara, dove duravano mesi ed erano poi ripresi dalle
truppe borboniche, che tempestivamente ristabilivano l’ordine. Dopo lo
sbarco di Garibaldi a Marsala, alcuni (picciotti) si univano ai mille e
partecipavano alla campagna garibaldina, mentre il consiglio comunale di
Mazara formulava un messaggio di riconoscenza a Garibaldi e di adozione
al suo programma.
Nel 1917 i Mazaresi chiamati a pronunziarsi
sull’unificazione dell’isola al regno d’Italia votarono a favore. Intorno alla metà del secolo la
città conosce un risveglio economico, demografico e urbanistico che
continuerà fino ai nostri giorni.
Mazara oggi
Oggi Mazara, anche se non può più vantarsi del
titolo di capoluogo del Vallo, è sicuramente un’importante presenza
economica e culturale della Sicilia.
In questi ultimi anni ha dovuto affrontare problemi
comuni alla gran parte dei paesi siciliani: ricostruzione post-bellica e
anche dopo i terremoti del 1968 e del 1981, crescita incontrollata della
città, disoccupazione giovanile, spazi alternativi di cultura o del
tempo libero.
Una delle più grandi fortune di Mazara, fin
dall’antichità è stata la presenza del fiume Mazaro; con la possibilità
di utilizzare la sua foce come rifugio sicuro per i sempre più numerosi
pescherecci; infatti, oggi Mazara non è più un porto di scambio come
nell’800, ma è il più importante porto peschereccio d’Italia.
La forza-lavoro impiegata nell’attività peschereccia
è sicuramente numerosa; oltre agli addetti ai lavori (pescatori,
capitani, armatori), gravitano attorno alla pesca molti addetti ai vari
servizi: commercianti, produttori di ghiaccio, trasportatori del
pescato, meccanici specializzati, ditte di conservazione, fornitori di
attrezzi e di carburanti, cantieri navali, ecc.
Per tutto questo mondo della pesca i problemi non
sono pochi; uno dei più grossi problemi riguarda i rapporti coni paesi
rivieraschi del Mediterraneo: Tunisia, Algeria, Libia; ma anche il
famoso “fermo biologico” crea non pochi malumori nell’ambiente della
pesca.
La nuova cultura ecologica, a stento, comincia ad
acquistare importanza, vuole che il rispetto per la natura divenga la
base per progetti di più razionale sfruttamento delle risorse.
I problemi del fiume Mazaro: l’inquinamento
Come affermava lo storico G. G. Adria, nel passato,
il fiume Mazaro, oltre a scorrere in una valle cosparsa di freschi
giardini e odorosi agrumeti, era un fiume dalle acque limpide e pure,
dove venivano in abbondanza anguille, cefali, scorfani e altri tipi di
pesci che si pescavano e si mangiavano e in esse venivano coltivate
gustose ostriche.
Oggi il fiume Mazaro è una discarica a cielo aperto
e come tantissimi altri fiumi è talmente inquinato dagli scarichi della
città e dei pescherecci, che nessuno osa pescare e mangiare i pesci che
ancora riescono a sopravvivere.
Il marrobbio
Spesso il fiume Mazaro è interessato da un fenomeno
di probabile origine vulcanica, che si verifica nel tratto navigabile
della foce. Consiste nell’immediato e vorticoso rialzamento e
abbassamento del livello delle acque. Nel periodo in cui si verifica
questo fenomeno, l’acqua, formando dei vortici, scorre in direzione
della sorgente in maniera tumultuosa ed esce dagli argini, portando in
superficie tutto ciò che si trova sul fondo del fiume. Allo stesso modo, a distanza di pochi minuti,
l’acqua inverte il suo percorso, scendendo verso la foce e formando dei
mulinelli. Durante la dominazione araba, per il verificarsi di
questo fenomeno, il fiume fu denominato “Wadi al wagum”, cioè “Fiume
dello Spirito”. Non mancano tuttavia coloro che attribuiscono il
fenomeno all’attrazione della luna o a cause metereologiche (venti
contrastanti).
Economia mazarese
L’economia mazarese orbita quasi esclusivamente
attorno a due settori che costituiscono le principali attività
lavorative locali: agricoltura e pesca.
L’agricoltura a Mazara è
fiorente, soprattutto per quanto riguarda la viticultura, a cui infatti
è destinata buona parte della superficie produttiva. Ma si coltivano
anche ortaggi, alberi da frutta e ulivi.
Oggi, come nel passato, la principale fonte di vita è
costituita dal mare e dalla pesca. La numerosa flotta
peschereccia assorbe migliaia di lavoratori, non solo quelli imbarcati
sui pescherecci, ma anche quelle persone occupate nelle varie attività
collegate alla pesca: manutenzione e costruzione dei pescherecci;
conservazione, refrigerazione e commercializzazione del pescato,
rivenduto al minuto e all’ingrosso, trasporto e spedizione,
fabbricazione di contenitori, ecc.
Da ciò ci rendiamo conto che la pesca costituisca il
motore della economia mazarese. Tra tutte le forme di pesca praticate,
quella più redditizia, è la pesca a strascico; numerose sono le
varietà ittiche pescate: merluzzi, aragoste, gamberi, calamari,
sogliole, scampi, ecc.
Di tutto il pescato, solo una piccola parte viene
assorbita dal mercato mazarese: circa il 30-40% rimane in Sicilia e
viene distribuita nei mercati dell’isola; il rimanente pescato invece,
caricato su camion con celle frigorifere, raggiunge i mercati
settentrionali.
La pesca dà da vivere a migliaia di famiglie, anche
extracomunitarie, ma è un’attività dura e molto faticolsa, spesso anche
molto pericolosa.
Il progressivo impoverimento del canale di Sicilia induce
i pescatori mazaresi a spingersi più lontano, verso la costa africana,
prolungando così i periodi di lontananza da casa e suscitando la
reazione dei pescatori africani (soprattutto tunisini), che si sono
sentiti lesi nei loro interessi.
Il contenzioso mazarese-tunisino per la pesca, che ha
conosciuto anche momenti drammatici ed ha visto più volte sequestrati
pescherecci mazaresi, ha avuto come oggetto l’individuazione del limite
delle acque internazionali.
I governi, italiano e tunisino, con accordi che prevedono
anche la possibilità di costituire società miste di pesca, italotunisine,
stanno cercando di affrontare e risolvere tale problema degli
sconfinamenti nelle acque territoriali.
La pesca per i Mazaresi non è stata soltanto un’attività
economica che ha assicurato lavoro, pane e vita; essa è stata anche
cultura; ha elaborato e prodotto una cultura non ufficiale, non affidata
ai libri, ma dedicata nel cuore e nell’anima della gente.
Inno di Mazara
Và canto
pieno di allegria,
dove c’è
il sol, il nostro sole d’oc.
Và
musica di poesia,
porta
con te, sempre con te, l’amor.
Son note
ricche d’armonia,
che noi
doniam, che noi cantiam a te.
Và canto
d’amore, và
Con la
felicità che noi sentiamo in cuor
La
canzone del tuo mar,
che
tutti fa vibrar
di gran
passione per te
Mazara
del Vallo,
col tuo
nobile stemma normanno,
cantiamo, cantiamo,
le tue
gesta, la gloria che fu.
Portiamo
nel petto
Una fede
che buoni ci fa;
là, nel
tempio sacro, là,
l’Immacolata sta per noi sempre a vegliar,
c’è San
Vito in quell’altar,
che
vigila a pregar da Santo Protettor.
Viva
Mazara, Mazara el Vallo!
Ricerca
eseguita da Valenti Andrea Gaspare - Classe 1A
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