Il
Sindaco di Mazara del Vallo On.le Nicola Cristaldi ha
proceduto alla nomina del Prof. Angelo Ditta nella qualità di
Consulente a titolo gratuito del Comune per i temi relativi alla
pace ed i diritti umani.
Il professore Ditta è componente
dell'Associazione Percorsi che rappresenta in Italia la
Prem Rawat Foudation a sostegno dei temi della pace e dei diritti
umani. E' intendimento dell'Amministrazione Comunale bandire un concorso
denominato "PREMIO PER LA PACE - THE PREM RAWAT FOUNDATION".
L'iniziativa sarà resa nota nei dettagli nei prossimi giorni, dopo
l'approvazione del bando di concorso da parte della Giunta Municipale.
Mazara del Vallo, 27 gennaio 2010
da: UFFICIO STAMPA - Comune di
Mazara del Vallo Ettore Bruno
LINK
Prem Rawat
a Mazara del Vallo
Il
Dirigente Scolastico e molti insegnanti della nostra scuola
hanno partecipato alla conferenza dal titolo “Pace: diritto
dell’uomo, patrimonio dell’umanità”, che ha avuto luogo al
Cine-Teatro Rivoli il 5 febbraio ultimo scorso.
Organizzata
dal Comune di Mazara e dall’Associazione “Percorsi”,
l’evento ha avuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei
Ministri, del Ministero della Giustizia, del Ministero per le Pari
Opportunità, della Presidenza della Regione Siciliana, dell’ARS e della
Fondazione Federico II. Il relatore, l’ambasciatore di pace Sig.
Prem Rawat, che nell’Aula Consiliare ha ricevuto la cittadinanza
onoraria dal Sindaco Giorgio Macaddino, ha portato il suo messaggio di
pace.
“Quello
che state cercando risiede dentro di voi” ha detto “la pace, la
gratitudine, l’amicizia devono essere esercitati ogni giorno.” Molte
le presenze istituzionali di rilievo, ma soprattutto un teatro gremito
in ogni ordine di posti.
Una
delegazione dell’I.C. “Paolo Borsellino” di Mazara
composta dal Dirigente Scolastico, dalle due collaboratrici del Preside
e da diversi insegnanti ha partecipato alla conferenza dal titolo “Pace,
un messaggio senza confini”, organizzata dal Comune di
Palermo in collaborazione con l’associazione “Percorsi”, che
si è tenuta nella splendida cornice del Teatro Massimo. L’evento,
che si è svolto sotto l’alto Patronato del Presidente della Repubblica e
con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del
Ministero della Giustizia, del Ministro per i Diritti e le Pari
Opportunità e della Regione Siciliana ha avuto come relatore principale
il Sig. Prem Rawat, Ambasciatore di Pace (UNIPAZ -Università Internazionale della Pace) e relatore di
fama internazionale.
Presenti alla manifestazione l’Assessore
all’Igiene ed alla Sanità del Comune di Palermo, Filippo Cannella,
l’Assessore alla Cultura della Regione, Antonello Antinoro,
l’Ambasciatore della Sicilia, l’On Vito Li Causi, il Deputato Regionale
Rita Borsellino, il Sindaco di Corleone Nino Jannazzo e, per il Comune
di Mazara del Vallo, l’Assessore alla Solidarietà Sociale Caterina Agate
e l’Assessore all’Urbanistica Vito Caradonna. Il Teatro, gremito in ogni
ordine di posti, ha accolto Prem Rawat con grande entusiasmo.
“Ho 6,7 miliardi di ragioni per volere
la pace sulla terra, tante quanti sono gli esseri umani nel nostro
pianeta” ha detto Prem Rawat “la pace è come l’acqua,
l’aria: è una cosa di cui non si può fare a meno, a cui non si può
rinunciare. E’ nel cuore delle persone e trascende ogni barriera, sia
essa religiosa, etnico-nazionale o sociale. In sua assenza ogni cosa è
senza equilibrio.” “Se volete la pace” ha proseguito “questa è
dentro di voi, è vicina. Aprite il vostro cuore e la scoprirete.”
Il suo appello di pace, rivolto principalmente alle persone, è stato poi
esteso anche alle nazioni del mondo: “Le nazioni più forti
dovrebbero essere le più gentili, quelle più intelligenti dovrebbero
essere le più semplici e le più ricche dovrebbero essere le più umili.”
Al termine del suo discorso Prem Rawat ha ricevuto la medaglia d’argento
della Città di Palermo e una Targa dalla Regione Siciliana. Il Sindaco
di Corleone ha comunicato che il 2 luglio la sua Città concederà al
Maestro la cittadinanza onoraria. L’Assessore Agate, delegata dal
Sindaco Giorgio Macaddino, gli ha consegnato brevi manu nella
Sala degli Stemmi dello stesso Teatro Massimo una lettera d’invito a
tenere una conferenza sulla pace nella nostra Città.
"I have
a
dream"
Discorso Pronunciato da Martin Luther KingWashington, 28 Agosto 1963.
Sono felice di
unirmi a voi in questa che passerà alla storia come
la più grande dimostrazione per la libertà nella
storia del nostro paese. Cento anni fa un grande
americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il
Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale
decreto venne come un grande faro di speranza per
milioni di schiavi negri che erano stati bruciati
sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba
radiosa a porre termine alla lunga notte della
cattività.
Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero;
cento anni dopo, la vita del negro è ancora
purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e
dalle catene della discriminazione; cento anni dopo,
il negro ancora vive su un’isola di povertà
solitaria in un vasto oceano di prosperità
materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora
ai margini della società americana e si trova
esiliato nella sua stessa terra.
Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare
la nostra condizione vergognosa. In un certo senso
siamo venuti alla capitale del paese per incassare
un assegno. Quando gli architetti della repubblica
scrissero le sublimi parole della Costituzione e la
Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un "pagherò"
del quale ogni americano sarebbe diventato erede.
Questo "pagherò" permetteva che tutti gli uomini,
si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto
dei principi inalienabili della vita, della libertà
e del perseguimento della felicità.
E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo
"pagherò" per ciò che riguarda i suoi cittadini di
colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo,
l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo;
un assegno che si trova compilato con la frase:
"fondi insufficienti". Noi ci rifiutiamo di credere
che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau
delle opportunità offerte da questo paese. E quindi
siamo venuti per incassare questo assegno, un
assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze
della libertà e della garanzia di giustizia.
Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare
all’America l’urgenza appassionata dell’adesso.
Questo non è il momento in cui ci si possa
permettere che le cose si raffreddino o che si
trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è
il momento di realizzare le promesse della
democrazia; questo è il momento di levarsi
dall’oscura e desolata valle della segregazione al
sentiero radioso della giustizia.; questo è il
momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie
mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia
della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera
la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la
fine per questa nazione se non valutasse appieno
l’urgenza del momento. Questa estate soffocante
della legittima impazienza dei negri non finirà fino
a quando non sarà stato raggiunto un tonificante
autunno di libertà ed uguaglianza.
Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che
sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un
poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati,
avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a
funzionare come se niente fosse successo.
Non ci sarà in America né riposo né tranquillità
fino a quando ai negri non saranno concessi i loro
diritti di cittadini. I turbini della rivolta
continueranno a scuotere le fondamenta della nostra
nazione fino a quando non sarà sorto il giorno
luminoso della giustizia.
Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si
trova qui sulla tiepida soglia che conduce al
palazzo della giustizia. In questo nostro procedere
verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di
azioni ingiuste.
Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di
libertà bevendo alla coppa dell’odio e del
risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra
lotta al piano alto della dignità e della
disciplina. Non dovremo permettere che la nostra
protesta creativa degeneri in violenza fisica.
Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette
di chi risponde alla forza fisica con la forza
dell’anima.
Questa meravigliosa nuova militanza che ha
interessato la comunità negra non dovrà condurci a
una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca,
perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova
la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che
il loro destino è legato col nostro destino, e sono
giunti a capire che la loro libertà è
inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa
offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta
per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà
essere combattuta da un esercito di due razze. Non
possiamo camminare da soli.
E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare
per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro.
Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i
diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?"
Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà
vittima degli indicibili orrori a cui viene
sottoposto dalla polizia.
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri
corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non
potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e
negli alberghi delle città. Non potremo essere
soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero
permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un
ghetto più grande.
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri
figli saranno privati della loro dignità da cartelli
che dicono:"Riservato ai bianchi". Non potremo mai
essere soddisfatti finché i negri del Mississippi
non potranno votare e i negri di New York crederanno
di non avere nulla per cui votare. No, non siamo
ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la
giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto
come un fiume possente.
Non ho dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui
dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono
venuti appena usciti dalle anguste celle di un
carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la
domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle
tempeste della persecuzione e intontiti dalle
raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i
veterani della sofferenza creativa. Continuate ad
operare con la certezza che la sofferenza immeritata
è redentrice.
Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama;
ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia;
ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri
quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo
che in qualche modo questa situazione può cambiare,
e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle
della disperazione.
E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete
affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho
sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno
profondamente radicato nel sogno americano, che un
giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà
fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi
riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini
sono creati uguali.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno
sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro
che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che
un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere
insieme al tavolo della fratellanza.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno
perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo
dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo
dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in
un’oasi di libertà e giustizia.
Io ho davanti a me un sogno, che i miei
quattro figli piccoli vivranno un giorno in una
nazione nella quale non saranno giudicati per il
colore della loro pelle, ma per le qualità del loro
carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno
ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni
montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno
fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la
gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere
viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra
speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio
verso il Sud.
Con questa fede saremo in grado di strappare alla
montagna della disperazione una pietra di speranza.
Con questa fede saremo in grado di trasformare le
stridenti discordie della nostra nazione in una
bellissima sinfonia di fratellanza.
Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme,
di pregare insieme, di lottare insieme, di andare
insieme in carcere, di difendere insieme la libertà,
sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il
giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare
con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra
di libertà, di te io canto; terra dove morirono i
miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni
pendice di montagna risuoni la libertà; e se
l’America vuole essere una grande nazione possa
questo accadere.
Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne
dello stato di New York.
Risuoni la libertà negli alti Allegheny della
Pennsylvania.
Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del
Colorado, imbiancate di neve.
Risuoni la libertà dai dolci pendii della
California.
Ma non soltanto.
Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della
Georgia.
Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del
Tennessee.
Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del
Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.
E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le
permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni
borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo
anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri
e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti,
sapranno unire le mani e cantare con le parole del
vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi
finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi
finalmente".
La
Pace
si fa a
Scuola
"La pace si
costruisce, si può raggiungere, per farlo però ognuno deve
rinunciare a qualcosa. Oggi parte un progetto impegnativo: i
ragazzi si sono messi a studiare la pace e hanno avviato un
dialogo via internet con i loro coetanei libanesi e con i
militari che si trovano lì. E' un piccolo seme ma e' l'inizio
per far capire fin da bambini che non siamo soli al mondo". Così
il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha commentato l'avvio
del progetto "La pace si fa a scuola", promosso dal ministero
della Pubblica Istruzione e dal ministero della Difesa.
La strada della pace, dunque, passa anche da internet. Si chiama
www.lapacesifascuola.it il portale sul
quale potranno incontrarsi e scambiarsi lettere e messaggi i
ragazzi delle scuole italiane e i militari del contingente
italiano in Libano, un ponte fra chi siede sui banchi di scuola
in Italia e chi i banchi li ha lasciati da poco per abbracciare
la professione militare, uniti dallo stesso obiettivo: spendersi
in difesa della pace in luoghi devastati dalle guerre.
Il portale diventerà anche luogo di incontro fra scuole italiane
e libanesi gemellate per attivare una "rete" di scambi che andrà
dai messaggi alla progettazione di biblioteche, ludoteche e
altre strutture la cui realizzazione potrebbe essere curata dai
nostri soldati e dalle Ong già presenti in Libano.
"E' compito della scuola - scrive il ministro della Pubblica
Istruzione, Giuseppe Fioroni, a tutti gli studenti italiani -
aiutare i ragazzi a capire il valore concreto della pace
cercando di individuare i fattori che ne favoriscono la
costruzione quotidiana". E ai ragazzi dice: "la pace è un
traguardo da raggiungere e nasce dal rispetto della persona
umana, dalla difesa dei suoi diritti, della giustizia e della
verità, principi affermati in modo chiaro all'interno della
nostra Costituzione. La promozione della pace - aggiunge Fioroni
- non può essere ridotta solo alla condanna a parole della
guerra, e siccome la vita di ognuno di noi è in qualche modo
collegata a quella di tutti gli altri uomini, ogni giorno ciò
che facciamo può favorire o ostacolare la costruzione della pace
lì dove siamo".
"Voi - scrive il ministro della Difesa Arturo Parisi ai militari
del contingente italiano - state operando per costruire la pace,
e questo progetto ci offre l'opportunità di allargare
l'interesse e la partecipazione intorno ai temi della pace,
della libertà, del rispetto dei diritti umani, estendendo i
nostri orizzonti al mondo della scuola, a quello dei volontari
civili". E aggiunge: "voi, che i banchi di scuola li avete
lasciati da poco per abbracciare la professione militare, state
mettendo in atto questo grande progetto teso a contribuire agli
obiettivi ambiziosi della Comunità Internazionale. Così fate, da
anni, in tante aree di crisi in tutto il mondo. Così fate in
Libano, puntando a consolidare la sovranità di quello Stato,
affinché possa esercitare il pieno controllo sul proprio
territorio. La nostra volontà che l'articolo 11 ha scolpito
nella nostra Costituzione deve purtroppo, ogni giorno, fare i
conti con la realtà di un mondo che pacifico non è".
È stato
anche un'importante guida spirituale per il suo paese ed è per questo
che lo si conosce soprattutto col nome di Mahatma ("grande
anima" in
sanscrito).
Il suo
lavoro tra le vittime della
povertà
di Calcutta l'ha resa una delle persone più famose al mondo. Ha vinto il
Premio Nobel per la Pace nel
1979. È
venerata come
beata dalla Chiesa cattolica.
Il suo nome viene accostato per la sua attività di
pacifista a quello di
Gandhi, il leader del
pacifismo della cui opera King è stato un appassionato studioso.
è stato un
politico e
scrittore italiano,
soventemente citato come
padre fondatore dell'Europa
per la sua influenza sull'integrazione europea post-bellica
è stato un
religioso ed
educatore
italiano. Figura
controversa della chiesa cattolica
negli anni 60
e 70
(i suoi scritti non ricevettero l'imprimatur)
oggi è rivalutato per il suo impegno civile
nell'educazione dei poveri.
Fortemente impegnato in tutto il mondo
nel trattare il tema della pace, lo espone da un punto
di vista profondo ed originale mettendo in risalto la
centralità dell'individuo.
È stato il primo
Presidente del Sudafrica dopo la fine dell'apartheid.
A lungo uno dei leader del movimento anti-apartheid,
organizzò anche azioni di sabotaggio e guerriglia. Nel
1993 ricevette il Premio Nobel per la pace. Segregato e
incarcerato per lunghi anni durante i Governi
sudafricani pro-apartheid prima degli anni '90, è oggi
universalmente considerato un eroico combattente per la
libertà.
L’Alto Commissariato
delle Nazioni Unite per i Rifugiati (United
Nations High Commissioner for Refugees, UNHCR) fornisce protezione
internazionale e assistenza materiale ai rifugiati e persegue soluzioni
durevoli alla loro drammatica condizione. L’UNHCR ha sede a Ginevra e
venne istituito nel dicembre del 1950 dall'Assemblea Generale delle
Nazioni Unite per soccorrere i profughi in Europa all’indomani della
seconda guerra mondiale. Nel corso dei decenni seguenti, con l’aumentare
del numero dei rifugiati in tutto il mondo, il suo mandato è stato
rinnovato ed ampliato. Negli oltre 50 anni di attività - per la quale
l’Agenzia ha ricevuto anche due Premi Nobel per la Pace, nel 1954 e nel
1981 - l’UNHCR ha soccorso più di 50 milioni di persone.
Amnesty International
è un'organizzazione non governativa sovranazionale
impegnata nella difesa dei diritti umani. Lo scopo di
Amnesty International è quello di promuovere, in maniera
indipendente e imparziale, il rispetto dei diritti umani
sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti
dell'Uomo e quello di prevenirne specifici abusi.
Fondata nel 1961 dall'avvocato inglese
Peter Benenson, l'organizzazione conta oggi oltre un
milione di sostenitori, provenienti da 140 nazioni.
Medici Senza Frontiere
(MSF) è la più grande organizzazione
medico-umanitaria internazionale al mondo creata da medici e giornalisti
in Francia nel 1971.
Oggi MSF fornisce soccorso umanitario in circa 63 paesi a popolazioni la
cui sopravvivenza è minacciata da violenze, negligenza o catastrofi
dovute principalmente a guerre, epidemie, malnutrizione, esclusione
dall’assistenza sanitaria o catastrofi naturali. MSF fornisce assistenza
indipendente e imparziale a coloro che si trovano in condizioni di
maggiore bisogno. MSF si riserva il diritto di denunciare all’opinione
pubblica le crisi dimenticate, di contrastare inadeguatezze o abusi nel
sistema degli aiuti e di sostenere pubblicamente una migliore qualità
delle cure e dei protocolli medici.
Nel 1999 MSF ha ricevuto il premio Nobel per la Pace.
Life Support for Civilian
War Victim
Emergency è un'associazione italiana indipendente e neutrale.
Il
Premio Nobel per il mantenimento della
pace è stato previsto nel testamento di
Alfred Nobel del
1895 ed è stato assegnato per la prima volta nel
1901 (come gli altri premi previsti da Nobel
stesso).
Diversi sono stati gli uomini politici
di primo piano ad essere premiati, non sempre senza
provocare polemiche. Alcuni erano capi di stato, altri
lo erano stati in passato o lo sarebbero diventati
successivamente alla premiazione.
I
Nobel
per
la
PACE
dal
1970
1970 - Norman Borlaug
1971 - Willy Brandt
1972 - non è stato assegnato
1973 - Henry A. Kissinger, Le Duc Tho
1974 - Seán MacBride, Eisaku Sato
1975 - Andrei Dmitrievich Sakharov
1976 - Mairead Corrigan, Betty Williams
1977 - Amnesty International
1978 - Menachem Begin, Mohamed Anwar El Sadat
1979 - Madre Teresa di Calcutta
1980 - Adolfo Pérez Esquivel
1981 - Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR)
1982 - Alva Myrdal, Alfonso Garcia Robles
1983 - Lech Wałęsa
1984 - Desmond Mpilo Tutu
1985 - International Physicians For The Prevention Of Nuclear
War
1986 - Elie Wiesel
1987 - Oscar Arias Sanchez
1988 - Forze di peace-keeping delle Nazioni Unite
1989 - Tenzin Gyatso (14° Dalai Lama)
1990 - Mikhail Sergeyevich Gorbachev
1991 - Aung San Suu Kyi
1992 - Rigoberta Menchu Tum
1993 - Fredrik Willem De Klerk, Nelson Mandela
1994 - Yasser Arafat, Shimon Peres, Yitzhak Rabin
1995 - Pugwash Conferences on Science and World Affairs, Joseph
Rotblat
1996 - Carlos Filipe Ximenes Belo, José Ramos Horta
1997 - Campagna Internazionale per il Bando delle Mine Antiuomo
(ICBL), Jody Williams
1998 - John Hume, David Trimble
1999 - Medici Senza Frontiere
2000 - Kim Dae-Jung
2001 - Kofi Annan, Organizzazione delle Nazioni Unite
2002 - Jimmy Carter
2003 - Shirin Ebadi
2004 - Wangari Maathai
2005 - Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica e il suo
direttore Mohamed ElBaradei
2006 - Muhammad Yunus e la Grameen Bank
2007 - Al Gore e Ipcc (Comitato Intergovernativo per i Mutamenti
Climatici del'ONU)
2008 - Martti
Kalevi Ahtisaari
2009 - Barack Obama -
For his extraordinary efforts to strengthen international
diplomacy and cooperation between peoples
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Ultimo aggiornamento:
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